Al Carlo Felice di Genova la Fledermaus di Strauss

Dai morbidi, eleganti valzer di Strauss alla chiassosa e festosa parata di voci e ritmi di ieri e di oggi. Genova ha accolto il 2023 con una grande festa della musica. In piazza De Ferrari il concertone animato da tanti idoli dei giovanissimi con qualche apparizione di voci più attempate ma sempre in auge (Patty Pravo, Fausto Leali). Nel pomeriggio al Carlo Felice spazio al repertorio che da sempre accompagna l’arrivo del nuovo anno, il valzer viennese. In scena Die Fledermaus, il capolavoro di Johann Strauss junior, in un nuovo allestimento dello stesso teatro genovese in coproduzione con il Comunale di Bologna. Sul podio è salito Fabio Luisi, profondo conoscitore della produzione musicale viennese e tedesca fra Ottocento e Novecento. La sua lettura ha saputo esaltare una partitura ricca di umori, con pagine di straordinario lirismo e animata da una freschezza ritmica trascinante fra valzer, polke e czarde. L’orchestra del teatro ha risposto perfettamente alle indicazioni direttoriali, sin dalla ouverture i cui diversi temi sono collettore dell’intera operetta. In un’operetta il cast è chiamato a un impegno oneroso: occorre avere non solo belle voci, ma anche saper recitare e ballare. Ieri i cantanti hanno tutti convinto meritando gli applausi finali: da Bo Shovhus, simpatico Eisenstein, a Valentina Nafornita, voce e presenza ineccepibile nei panni di Rosalinde, alla bravissima Danae Kontora (Adele, la più applaudita). Completavano il cast Deniz Uzun (principe Orlofsky), Levent Bakirci (Franck), Bernhard Berchtold (Alfred), Liviu Holender (Falke), Benedikt Kobel (Blind), Alena Sautier (Ida). Segnalazione per l’attore Udo Samel nella parte di Frosch (l’addetto al carcere) mescolando ironicamente tedesco e genovese. Bene anche il coro e il corpo di ballo. La regia di Cesare Lievi ha giocato con il testo di Haffner e Genée. Qualche appunto sulla scena di Luigi Perego, un po’ troppo spoglia specialmente nel secondo atto, quello nel palazzo del principe russo in cui è mancato lo sfarzo che ci si aspetta in un’operetta viennese fine ‘800. Applausi per tutti, prima replica il 1° gennaio alle 16.

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