Colla Zio: “Non paragonateci ad altri, siamo unici”

“No, non paragonateci a nessuno. Siamo noi, siamo i Colla Zio e abbiamo puntato sull’originalità, che è la nostra cifra stilistica”. Il giovane collettivo milanese, nato tra i banchi di scuola e arrivato ora sul palco dell’Ariston in gara dopo aver superato le selezioni di Sanremo Giovani, rivendica la propria identità e non ci sta ad essere paragonato ad altri gruppi, primo su tutti Lo Stato Sociale. “Sicuramente ci sono delle affinità, siamo entrambi gruppi colorati e divertenti, ma loro sono più una band, noi una banda”. I cinque ragazzi, tutti tra i 20 e i 25 anni (Andrea Armo Arminio, Andrea Mala Malatesta, Francesco Glampo Lamperti, Tommaso Berna Bernasconi, Tommaso Petta Manzoni) non nascondono le tante influenze musicali, “ma sono talmente tante e diluite che ogni parallelo con altri artisti diventa difficile”. Anche il nome d’arte che hanno scelto, del resto, rimanda al collettivo, alla colletta, alla collatio latina, a qualcosa di comune. “Ma anche al gergo di piazza: quando sei in comitiva e vuoi acquistare qualcosa per un bene comune, vai dagli altri e dici: Colla, zio”, raccontano i cinque, che hanno iniziato al liceo, cantando a cappella in quindici per le strade di Milano canzoni popolari. Di Sanremo non hanno paura (“temiamo più le nostre nonne e i nostri familiari”, scherzano), perché “noi cinque insieme potremmo andare anche sulla Luna”. E più che aspettative, “abbiamo speranze, prima di tutto di trovare un pubblico che ci apprezza, ci capisce, e che ci verrà a vedere dal vivo”. All’Ariston portano un brano dalle sonorità funk e dal titolo Non mi va, un mix tra barre rappate e canto armonizzato che è “un inno alla vita, ma partendo dalle insicurezze sul futuro e sul presente, le nostre e quelle di tutti. Parla di fragilità e dei rapporti umani con le altre persone”. Il brano è nato durante l’isolamento in pandemia e non poteva che esserne influenzato. “Per tutti i ragazzi della nostra età è stato un periodo difficile, di sofferenza. Per alcuni di noi l’anno del covid è stato l’anno dei 20 anni. C’è stato fin troppo tempo per pensare. E quando ne siamo usciti avevamo bisogno di sfogarci. Ha influito su tutto, è stata una botta. Un trauma. Abbiamo sofferto molto”. Al festival – che sarà l’occasione per “imparare qualcosa di nuovo, ci andremo come spugne per assorbire il più possibile di quel mondo di cui vogliamo far parte” – promettono di portare allegria, e al Fantasanremo – il gioco che ha già coinvolto un milione di persone – sono gettonatissimi. “Ci inventeremo qualcosa, ma non vogliamo fare i giullari: andiamo per fare gli artisti e per portare la nostra musica”. Ed è per questo che il 17 febbraio esce anche il loro album d’esordio Rockabilly Carter (Woodworm/Virgin Music LAS-Universal Music Italia). Un disco eclettico che raccoglie le influenze e le idee di ciascuno dei membri, per arrivare alla sintesi che meglio racconta la sua ricerca musicale e personale. “Billy Carter ci ha affascinato con la sua personalità, come noi ha un grande problema con le persone che non lo capiscono. Il suo spirito di andare avanti comunque è quello che ci ha ispirato. A seguire, dal 22 marzo da Roma, parte anche il tour nei club (dopo Roma, il 30 marzo Firenze, il 31 marzo Bologna, il 3 aprile Torino, il 4 aprile Milano). “Il 22 marzo per noi milanesi è una data importante: è la fine delle Cinque giornate di Milano. Anche se il tour parte da Roma”.

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