Intervista a Vic Petrella

1) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

Il bisogno di scrivere musica, di comporre, è per me qualcosa di primordiale, una necessità profonda di espressione che prescinde dai singoli episodi. Sicuramente, non mancano però eventi che ispirano la mia musica, come è successo con la tragedia attuale del virus COVID19, la quale mi ha portato a scrivere “Red Zone”. Ho iniziato a studiare musica da bambino iniziando col pianoforte, ma ho sempre ascoltato musica rock e metal soprattutto grazie a mio padre. Crescendo, ho approfondito diversi sottogeneri e molti artisti, andando oltre le etichette ed allargando i miei interessi alla musica elettronica e all’ambient, ma anche alla musica classica, che comprendo ed apprezzo sempre di più col passare degli anni. 

2) Il tuo EP d’esordio “Sperimentalist” è uscito il 30 ottobre del 2020, puoi parlarci di questo lavoro?

Si tratta di un album sperimentale, come si deduce dal nome. L’idea è quella di unire sonorità vicine al post rock o rock moderno, a seconda delle interpretazioni, con altre elettroniche, sinfoniche ed ambient, al fine di ottenere un sound d’atmosfera e psichedelico. Il tutto è reso più vario particolare, non solo dall’alternanza di parti cantate e recitate, ma anche dall’uso di più lingue. I temi sono diversi. Il primo pezzo, “Red Zone”, è stato scritto durante la quarantena imposta dal lockdown e ha come tema la tragedia del virus. L’obiettivo è quello di creare una sorta di “manifesto” storico da consegnare ai posteri, attraverso la selezione delle frasi ritenute da me più iconiche, dei capi di governo di diversi paesi durante la pandemia. Il secondo pezzo, “Under The Stars”, è il primo singolo estratto dall’album. Il tema riguarda la piccolezza dell’essere umano rispetto all’immensità dell’universo in un’ottica sognante ed astratta, le atmosfere ricercate dalla musica vogliono accompagnare l’ascoltatore in questo viaggio. L’incertezza del futuro si lega alla sfera onirica dell’animo umano e si interroga su di essa, ritrovando un senso di identità nella stessa sostanza umana. “Historia Magistra Vitae”, è un pezzo che prende il nome da una celebre frase latina secondo cui si dovrebbe imparare dal passato. Il proposito di questa canzone è quello di muovere una denuncia alla società attuale contro la tendenza alla riduzione delle ore di storia e di storia dell’arte nelle scuole e dunque nelle nostre vite. Propone inoltre una riflessione su quella parte umana non può prescindere dal passato. L’ultimo pezzo, “Nature”, è un inno a madre natura in un’ottica devozionale e di rispetto.

3) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’EP?

In realtà la creazione dei pezzi ha richiesto all’incirca 2 mesi in totale, anche se c’è voluto del tempo per poterlo portare in studio e registrarlo, complice anche il lockdown di Marzo. Le idee sono nate quasi all’improvviso ed hanno subito preso forma, poi ho lavorato molto sui dettagli e soprattutto sui suoni che volevo ottenere. Devo dire che è stato un lavoro intenso, soprattutto nelle fasi in studio, ma la soddisfazione mi ha assolutamente ripagato alla fine delle registrazioni e continua a farlo anche oggi.

4) Attualmente, è difficile pubblicare un EP o disco in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2? Come stai affrontando questo periodo?

Il periodo è indubbiamente difficoltoso e provante, anche per lo stress mediatico che attanaglia tutti. Malgrado ciò, cerco di affrontare la situazione con la maggiore tranquillità possibile, credo sia la cosa migliore da fare. Per l’arte e per la musica le cose sono anche più difficili, data l’impossibilità di portare il disco live. Ad ogni modo, bisognerà essere pronti quando tutto questo sarà passato, nel frattempo si gettano le basi per il dopo.

5) In precedenza hai pubblicato il tuo primo demo intitolato “Demo – 01”. Puoi parlarcene?

Certo. DEMO – 01 era un disco autoprodotto in homerecording dai suoni veramente rozzi e dalle atmosfere cupe. Era composto da ben 6 pezzi, 2 dei quali sono finiti nell’EP, sto parlando di “Under The Stars” e di “Nature”. Il demo mi è stato utilissimo perché mi ha aperto le porte verso lo studio, ma non solo. Mi ha permesso di crescere come artista e mi ha fatto capire quali sarebbero stati i punti di forza della mia musica, su quali avrei voluto puntare. 

6) Quali sono i pezzi che più ti rappresentano?

Onestamente devo dire di sentirmi ben rappresentato da tutti e 4 i pezzi presenti nel disco. Penso che attraverso un ascolto completo, si possa capire qualcosa in più di me, come persona e come artista.

7) Quanto di personale c’è nelle tue canzoni?

C’è molto di personale. Scrivendo questi testi mi sono accorto di parlare non solo di ciò che mi colpisce in prima persona, ma anche di ciò che mi influenza. 

8) Scrivi molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Non ho alcuna difficoltà a scrivere. A dire la verità sono capace anche di scrivere a comando, non mi serve per forza un motivo, mi basta semplicemente improvvisare per buttare giù delle idee. Tuttavia è una pratica che trovo distante dal mio essere: se non ho qualcosa da comunicare, che mi smuova nel profondo, preferisco non scrivere.

9) Ci sono stati autori che hanno avuto o che hanno influenzato la tua scrittura?

Ce ne sono davvero molti. Mi riesce davvero difficile rispondere a questa domanda per la vastità di artisti da cui mi sento influenzato. Certamente mi sento ispirato da musicisti del passato come Beethoven, Chopin e Wagner, ma anche dalla cosiddetta musica russa. Guardando agli artisti più recenti, mi vengono in mente sicuramente Steven Wilson, i Muse, Plini ed i God Is An Astronaut. Tra gli artisti un po’ più datati certamente i Pink Floyd e i Genesis, ma sono solamente alcuni dei nomi. Spesso ci sono uno o più lavori di un artista che mi influenzano, in altri casi magari l’intera discografia. Inoltre, il mio bagaglio si accresce quasi ogni giorno grazie a nuovi ascolti in diversi generi.

10) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?

La musica è da sempre lo specchio dei tempi in cui viene prodotta, dunque penso che sia sempre stata aperta al mondo. Certamente la contaminazione è un fattore importante che genera innovazione. Io, nel mio piccolo, con il mio “Sperimentalist” penso di esserne un esempio.

11) Come giudichi l’uso della tecnologia e dei social media nella musica di oggi?

La tecnologia ed i social possono certamente essere delle risorse importanti per gli artisti in termini di comunicazione del proprio lavoro, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo. Ovviamente stiamo parlando di realtà sempre più sature in cui è sempre più difficile farsi notare, ma la vera difficoltà è andare oltre l’annoso morbo dell’indifferenza e della superficialità di certe persone, le quali troppo spesso riversano questo loro essere nei “calderoni” social, limitandosi allo “scroll” continuo della bacheca creando un fenomeno che gli permette contemporaneamente di vedere e sapere tutto ciò che si fa, ma allo stesso tempo di ignorarlo. Bisogna dire alla gente che, oggi più che mai, un ascolto in più o in meno, una condivisione, può fare la differenza, soprattutto per gli artisti emergenti.

12) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non sono spaventato dal futuro, cerco di vivere la mia vita giorno per giorno ed in tempi incerti come questi, penso sia fondamentale in termini di preservazione della salute mentale. Nel futuro più prossimo mi piacerebbe portare dal vivo il mio primo lavoro per poi lavorare sul prossimo. Bisogna vivere il miglior presente per scrivere un buon futuro.

Vittorio Petrella, conosciuto anche come Vic Petrella, nasce a Foggia il 20 maggio del 1996. Malgrado fosse fin dall’infanzia legato alla musica rock e metal grazie agli ascolti del padre, viene, all’età di 6 anni, indirizzato verso lo studio del pianoforte classico. Tali studi lo accompagnano fino ai 22 anni, quando decide di abbandonare il conservatorio per dedicarsi agli studi di archeologia presso l’Università degli Studi di Foggia, dove si laurea nel 2019, con la promessa però di non abbandonare la musica. Dopo una serie di esperienze in alcuni gruppi del foggiano, come tastierista ed arrangiatore, decide di intraprendere la carriera da solista e nel maggio del 2019 registra il suo primo demo autoprodotto in homerecording dal nome “Demo – 01”, curando la scrittura di tutte le parti strumentali e della voce. Tale lavoro gli permette di essere notato dal produttore ferrarese Massimiliano Lambertini, con il quale incide il suo primo EP presso il Natural HeadQuarter studio di Ferrara, dal nome “Sperimentalist”. Attualmente continua i suoi studi di archeologia presso l’Università degli Studi di Padova, dove frequenta il corso di laurea magistrale in scienze archeologiche e contemporaneamente si dedica alla composizione della propria musica dalla vena fortemente sperimentale, cercando di conciliare il post-rock con elementi elettronici, psichedelici e sinfonici.

L’EP d’esordio di Vic Petrella, unisce il post-rock a sonorità elettroniche, ambient e sinfoniche in un’ottica sperimentale, come dimostrato dal nome “Sperimentalist”. La volontà di alternare parti cantate ad altre recitate, così come la commistione di più lingue è in linea con lo sperimentalismo e con le atmosfere a tratti stranianti che l’artista insegue e persegue allo scopo di innovare e stupire. Il disco si compone di quattro brani, riguardanti tematiche differenziate, particolarmente sentite dall’autore.

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