IL SILENZIO DELLE VERGINI: “FIORI RECISI”, UN LP CHE ESTRAE E CONVERTE IN PREGEVOLI COLONNE SONORE I MOMENTI PIÙ SALIENTI DELLE NOSTRE ESISTENZE

Il sei marzo del duemilaventi, è uscito il nuovo LP “Fiori Recisi”, della band strumentale bergamasca, Il Silenzio Delle Vergini (ISDV). Per chi se lo chiedesse, la band è nata per unire musica, letteratura e cinema, da quest’interessante unione, nascono piccole colonne sonore, un po’ come facevano all’epoca i Goblin e gli Oliver Onions. La band spazia dal genere: post- rock, art rock, noise, shoegaze. sperimentale, ambient e psichedelico. ISDV sono molto indipendenti, non seguono uno schema ben preciso. Usando dei nostri neologismi personali, possiamo definire la band “Compositori Audiovisivi della sfera emotivo-sensoriale” o magari “Compositori VJ”, tant’è vero che questo LP, comprende gemme sonore di inestimabile valore, per l’appunto emotivo-sensoriale. “Fiori Recisi”, contiene nove brani strumentali, impreziositi da inserti vocali (ecco perché Compositori VJ). Il primo brano “Non ho più paura”, ci trasporta in un ambiente sonoro acutamente introspettivo, nostalgico e malinconico: gli arpeggi della chitarra acustica, il basso, i cori, sono in grado di esprimere avvilimento, splitting (scissione, l’atteggiamento di percepire tutto o bianco o nero), stati d’animo ed emozioni negative che si susseguono a profusione in questo delicato brano. Il testo di “Non ho più paura”, tuttavia invita l’ascoltatore a non andare in splitting, la filosofia “O tutto o niente”, o del “Va tutto male” perché si presenta un imprevisto, genera solo molteplici difficoltà e sofferenza. Gli autori dell’album, quanto noi della redazione, comprendiamo che risulti facile parlare o consigliare, quando non capita a noi affrontare una situazione che getta nell’assoluto sconforto (scoprire un cancro allo stadio terminale) oppure, soccombere alle restrizioni sociali-affettive, imposte dall’attuale pandemia mondiale da virus SARS-CoV-2. Tuttavia morire internamente equivale a spegnersi fisicamente, sarebbe importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita. Il secondo brano “Cuore di farfalla”, ci catapulta in un vortice sonoro sognante, evocativo e nostalgico: una batteria incoraggiante, dei cori angelici, pregni di spensieratezza, un basso rivitalizzante, accompagnato da dolci sfumature ambient coinvolgenti, seguite da un pianoforte che evoca brillantemente gaiezza. L’inserto vocale di “Cuori di farfalla”, celebra la spensieratezza dei bei tempi andati, sembra quasi un caro e aggraziato filmino di famiglia, dov’è stato estrapolato l’audio, veramente notevole, ripercorrere le tappe di quando si era più sereni. Il terzo brano “Mental Code”, metterà a dura prova i vostri (e i nostri) diffusori acustici, saremo pervasi da un sound estremamente frenetico e ansiogeno. Il brano, affonda le sue radici, nel più puro noise e nell’immenso e concitato industrial rock: chitarre elettriche distorte allo stremo, un synth che tuona bassi apocalittici, una batteria che ci inonda e incalza come un’improvvisa pioggia sferzante. “Mental Code” è il tema musicale della frenesia, il progresso e il rischio sono due facce della stessa medaglia: 1) Una perfetta riproduzione della civiltà occidentale e capitalista, l’inserto vocale ripete come un mantra “Code red” (codice rosso), il multitasking moderno, richiede un ingente spreco di energie psico-fisiche, per alimentare la macchina capitalista e consumista del caro mondo occidentale. 2) È anche un codice d’emergenza sanitario-umanitario (la pandemia da virus SARS-CoV-2), stiamo per estinguerci: guerre socio-economiche, cambiamento climatico indotto da uno smoderato inquinamento, stiamo lentamente perdendo, il controllo delle nostre vite. La quarta traccia sonora “Radici di Paradiso”, assesta un ottimo colpo sonoro ed elettronico che mixa sapientemente, ambient e dance: un synth psichedelico e tenace, una batteria formidabile, un basso bombato e piacevolmente alternativo, chitarre elettriche fluttuanti e leggiadre. Il brano, è la poesia della nostra esistenza, dove viene evidenziato, il chiaroscuro vita e morte: il vero paradiso alberga sulla terra, essa è catalizzato da noi esseri umani che sappiamo provare emozioni, produciamo calore umano e vicinanza. Nonostante siamo esseri di passaggio, siamo in grado di annullare, quel sentimento d’angoscia, provocato dalla morte, ad ella intoniamo il nostro canto esorcizzante:“ La morte non esiste più Non parla più, non vende più Mio folle amore. La vita non uccide più I nostri baci, i nostri sogni E le parole Il tempo non le imbianca più E non si seccano A lasciarle stese al sole, Stringimi le mani, non è niente Che la guerra passerà”. Si lo sappiamo, abbiamo usato il testo di un’altra celebre canzone, però abbiamo omaggiato a modo nostro entrambe le band, entrambi i brani scongiurano la morte allo stesso modo. In forma umile, ci sembravano dei versi appropriati, per esprimere al meglio la nostra recensione, del singolo “Radici di Paradiso”. Il quinto brano “Necessità”, sfodera un sound elettronico, shoegaze e trip hop: un synth ossessivo – compulsivo, chitarre elettriche ruggenti, graffianti e distorte, una batteria palpitante. Il brano, rompe la quarta parete, condividendo con l’ascoltatore: tutte le aspirazioni, le incertezze e i sogni di una nuova generazione di uomini e donne. C’è l’ardente desiderio dei protagonisti, di rivalutare radicalmente la visione del mondo, a rigiudicare sé stessi e il mondo. La crisi è il lavoro, della riformulazione radicale della visione del mondo. Anche il sentimento dell’amore e della convivenza è un potente mezzo che sa ampliare le conoscenze di due o più individui (la collettività che si aiuta e ascolta a vicenda). Il tema della contestazione sociale, dove tutti diventiamo, filosofi ontologici che vogliono analizzare, la brutta piega storica che sta intraprendendo l’essere umano, l’impellente necessità di correre ai ripari, prima che sia troppo tardi. La sesta traccia “Cenere”, altamente poetica e funesta, presenta una matrice new wave, a sfumature ambient: un synth a tratti oscuro ed enigmatico, dell chitarre claustrofobiche e funeste, un basso trascendentale. . La lirica è parte della “Mitologia di Spoon River” del poeta Edgar Lee Master, poeta, scrittore e avvocato statunitense, la singolare raccolta di epitaffi dove i morti che “dormono, dormono sulla collina”, fissi nella loro eterna immobilità, contemplano con rimpianto, malinconia e nostalgia il loro passato irrecuperabile. Il settimo brano “Gambino”, ci insidia col suo dubstep/elettronico, saremo immersi in un ambiente sono calzante, carico di inquietudine, una drum machine egregiamente terrificante, accompagnata da cori angelici e saggiamente stranianti. Il protagonista dell’inserto vocale, si presenta con la sua storia che evoca un passato criminale, ormai per lui. è troppo tardi, cercare la redenzione, è vecchio e ed è un ergastolano. Il brano evidenzia chiaramente come da piccoli siamo estremante esposti a qualunque pericolo, siamo facilmente più plasmabili. La società insieme alla politica hanno in fallito, proteggere i giovanissimi, dovrebbe essere una prerogativa importante, visto che saranno i futuri cittadini del domani. Il penultimo brano “Fiori Recisi”, dalle atmosfere sonore a tratti rock, sperimentale, racchiuse in un ecosistema elettronico e spoken word: chitarre combattive e a tratti distorte, batteria schiacciante, basso abilmente snodato. Qui parliamo della storia di un delicato fiore reciso: una ragazza che ha bevuto, priva di sensi, ha subito: una finta sevizione, trasformatasi successivamente in revenge porn, ha subito cyberbullismo per il video caricato da alcuni ragazzi, ciò l’ha spinta all’esasperazione (molto probabilmente, si è lanciata dalla finestra). La band, invita ad essere più cauti col mondo digitale e le tecnologie di cui oggi disponiamo, basta un uso improprio e possiamo finire in guai seri, visto che ci troviamo anche spesso in una società a volte psicoapatica. Per esempio alcuni giovani, non riescono a distinguere cos’è bene dal cos’è male (corteggiare una ragazza, all’abusare di lei, due azioni completamente diverse). L’ultimo brano “Il treno dei desideri”, ci avvolge in una dimensione onirica, speranzosa e sensazionale: tamburi e pianoforte, risultano piacevoli e meditavi, un basso corposo e distensivo, una batteria liberatoria, le due voci sono dolcemente evocative. Il brano è libero di interpretazioni: tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta di ombra e di luce. C’è una sola felicità nella vita: amare ed essere amati. Questo LP de’ Il Silenzio Delle Vergini, è molto sperimentale, validissimo e delicato. Consigliamo l’ascolto, sia ad un pubblico maggiorenne, viste le importanti tematiche esistenziali inserite e, quando siamo in completa meditazione. Tutto questo perché c’è bisogno della massima concentrazione e distensione mentale. Dopo tutto Il Silenzio Delle Vergini ci ha resi partecipi di un bellissimo concetto: la vita è un’enorme tela, rovesciamo su di essa tutti i colori che possiamo, la band è promossa a pieni voti, complimenti.

TRACKLIST

1. Non ho più paura

2. Cuore di farfalla

3. Mental code

4. Radici di paradiso

5. Necessità

6. Cenere

7. Gambino

8. Fiori recisi

9. Il treno dei desideri


BIOGRAFIA

Il progetto Il Silenzio Delle Vergini, fondato nel 2016 da Armando Greco (già al lavoro con Tic Tac bianconiglio, Lexus) chitarrista poliedrico milanese, da un’idea concettuale e mentale che unisce più generi musicali e le esperienze sonore che hanno influenzato l’artista. Il primo concept album della band “Colonne sonore per cyborg senza voce”, pubblicato a febbraio 2017 dall’etichetta ferrarese (R)esisto, suona un po’ noise, stoner, new wawe e perfino gotico nelle sette canzoni strumentali, nel quale Armando Greco ha riversato tutto il suo vissuto sia musicale che letterario, partendo dalle realtà concrete, fino ad arrivare alla forma artistica del disegno giapponese e le trame originali di alcuni manga orientali come “Cyborg 009”. L’uscita dell’album è stata anticipata dal singolo “004 (Non ho)”, dedicato alla figura del cyborg 004 dell’omonima saga, e alla figura di Santa Cecilia, protettrice dei musicisti, qui interpretata come infausta delegata e portatrice di morte. I Consensi al progetto ISDV non tardano ad arrivare, e le atmosfere cupe e oscure lasciano il posto alla freschezza di brani introspettivi e psichedelici. Nell’estate 2017 entrano in studio per la realizzazione del nuovo lavoro, sotto la guida di Massaga Produzioni e la produzione artistica di Massimiliano Lambertini e Michele Guberti, presso l’Animal House Studio di Ferrara. Il 2 marzo 2018 esce il nuovo EP “Su Rami Di Diamante”, distribuito e promosso da (R)esisto.

LA BAND
Greco Armando (chitarra)
Cristina Tirella (basso e cori)
Riccardo Lupi (tastiere)
Francesco Lauro Geruso (batteria)


RICONOSCIMENTI

Registrato e mixato da: Michele Guberti e Federico Viola presso l’Animal House Studio
Prodotto da: Massimiliano Lambertini, Michele Guberti e Il Silenzio Delle Vergini
Grafica a cura di: Ilaria Passiatore
Ufficio stampa: (R)esisto Promozione / I Dischi Del Minollo / Distribuzione Audioglobe


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