Piovani ha ricevuto il premio Ennio Morricone per la colonna sonora del film “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini

“Spesso mi viene di pensare che si può fare poco. Di fronte a mesi di carri armati, bombe, armi da macello, crimini, uno fa una sinfonia, una poesia. Però poi mi viene di pensare che se non si facesse sarebbe peggio, e ancora peggio era quando gli artisti di regime inneggiavano alla guerra. Una marcia per la pace può fare poco, ma una marcia per la guerra fa molto molto male”. Il compositore premio Oscar Nicola Piovani, protagonista della seconda giornata del Bif&st, il Bari international film festival, parla della guerra in Ucraina rispondendo a una domanda sul ruolo che può avere l’arte nel far dialogare i popoli. “Ognuno faccia il suo – dice – . Gli artisti facciano il loro e soprattutto capiscano tutti che questo non è il momento dei distinguo, del dibattito, quando ci sono dei criminali che uccidono. Questa non è una guerra, è un’invasione, allora cominciare a chiamare le cose col loro nome può fare un po’ di chiarezza”. Ieri sera, nel teatro Petruzzelli, Piovani ha ricevuto il premio Ennio Morricone per le musiche del film “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini. “Un’emozione indescrivibile – commenta – per uno che fa questo lavoro, la musica per il cinema, e riceve un premio intitolato a Ennio Morricone, cioè al numero 1. Tre anni fa poi eravamo qui con lui a festeggiarlo e questo sovraccarica l’emozione”. Parlando del film, Piovani spiega che “sia Sergio che io abbiamo un grande amore per quel repertorio, il teatro tradizionale napoletano. C’è qualcosa di eroico in quelli come Eduardo, Titina e Peppino che hanno difeso fortemente la vitalità dell’arte teatrale, negli anni in cui il cinema stava mettendo in ginocchio i teatri. Loro hanno tenuto accesa questa fiammella, che era la fiaccola di Molière, di Goldoni, di Aristofane, di Shakespeare, e questo è un aspetto non secondario dell’amore che noi dobbiamo avere per la storia che viene raccontata in questo film: la storia di tre bambini che diventano il respiro del teatro italiano”. 

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