INTERVISTA ESCLUSIVA ALL’ALTERNATIVE ROCK BAND CASERTANA VANDARKO

Vandarko è un progetto musicale alternative rock, fondato a Caserta nel 2021, da quattro ragazzi con il bisogno di portare la propria voce sui palchi. È un mondo in cui si è liberi di provare qualsiasi sensazione, dove ogni percezione soggettiva è giusta, in cui si cerca di dar luce al grigio della propria essenza, perché ognuno di noi è un quadro da colorare. Il 20 maggio 2022 è uscito in CD e versione Digitale, l’album “Falsi Eroi”, il primo album della band casertana Vandarko, anticipato dai singoli “Zero Mille”, “Storie di niente” e “Ilaria su Marte”, pubblicato e distribuito da Alka Record Label. Produzione artistica di Michele Guberti, registrato e mixato presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara. Ringraziamo l’alternative rock band casertana per averci concesso quest’intervista.

1) Com’è nato il nome della vostra band? Potreste raccontarci anche un po’ la storia della vostra band?
Il nome “Vandarko” nasce per puro caso, dopo essere stati mesi a buttare giù potenziali nomi per la band esce fuori questa parola che non ha nessun particolare significato, è una semplice storpiatura del nome di Giovanna D’Arco che ci è subito piaciuta per come suonava. La nostra storia ha inizio invece al liceo, ormai circa 7 anni fa, una semplice esibizione per una festa scolastica che ci portò poi ad essere inseparabili. Registrammo, con un precedente progetto musicale, un album, un EP e diversi singoli in lingua inglese per poi dar vita al progetto Vandarko da circa un anno, avendo sentito l’esigenza di un cambio stilistico.

2) C’è stato qualche episodio particolare che vi ha fatto sentire il bisogno di scrivere le vostre canzoni? Qual è stato il vostro percorso formativo e che cosa vi ha influenzato di più?
Di solito le emozioni e come le si vive, qualsiasi evento, azione o gesto che ti tocca dentro può essere fonte di creatività per una nuova canzone. Ci siamo formati suonando ovunque, dai locali più piccoli, ai palchi più grossi, dai festival ai contest e dalle serate non retribuite all’apertura ai Ministri. Sicuramente la voglia di farci ascoltare è la cosa che influenza di più le nostre scelte.

2) “Falsi Eroi” è uscito il 20 maggio del 2022, potete parlarci di questo esordio discografico?
“Falsi Eroi” è qualcosa di molto importante perché segna la nostra svolta. È un modo maturo di voler dire che ci siamo, che abbiamo capito, che siamo cresciuti e che continueremo a farlo. Racchiude tutto ciò che ha fatto parte di noi negli ultimi due anni e vogliamo urlarlo in più orecchie possibile. Pensiamo sia la cosa di cui andiamo più fieri in assoluto e stiamo ricevendo un feedback davvero positivo dal pubblico

3) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione del disco?
Oseremo dire anni, purtroppo a causa del Covid-19, altrimenti sarebbero stati probabilmente mesi. Abbiamo iniziato a lavorare a questo disco nell’estate del 2019, ma con il lockdown abbiamo dovuto bloccare i lavori per riprenderli solo nell’estate del 2020, una volta terminate tutte le demo siamo partiti per Ferrara dove in due sessioni in studio tra giugno e settembre del 2021 abbiamo dato vita all’album vero e proprio.

4) Attualmente, è difficile pubblicare un disco, un EP, un singolo o un videoclip?
Crediamo che sia estremamente più facile fare ognuna di queste cose oggi piuttosto che anche solo una ventina d’anni fa. Nell’era del digitale è tutto più semplice, chiunque può far musica anche nella propria stanza senza dover preoccuparsi del nastro che si logora dopo diverse take, di acquistarne un altro, o di dover avere la camera migliore per un videoclip, quando ormai anche gli smartphone registrano in 4k.

5) Come avete affrontando il precedente stato d’emergenza da virus SARS-CoV-2 e cosa provate per l’attuale abbattimento delle restrizioni?
Siamo persone abituate a stare a contatto con i nostri amici o colleghi di altre band, restare chiusi dentro per tutto quel tempo è stata una bella batosta, c’erano diverse date che stavamo preparando e mai avremmo immaginato che non ci saremmo visti per mesi una volta tornati a casa dalle prove che facevamo in quel periodo. Sono stati sicuramente mesi duri ed una volta abolite le restrizioni pensavo (Andrea – parlo personalmente di questa cosa) di non riuscire a sostenere la pressione del palco, o semplicemente del confronto con il pubblico. Ero quasi terrorizzato dal dover tornare a suonare davanti a delle persone dopo tutto quel tempo, una sorta di sindrome della capanna, ma dopo aver affrontato la prima data di questo piccolo tour che stiamo facendo per promuovere il disco è andato tutto alla grande.

6) Quali sono i vostri pezzi che più vi rappresentano?
Da scrittore dei pezzi (Vill) credo che ogni brano contenga una parte di me, un qualcosa che mi ha segnato o che ha ottenuto la mia attenzione, anche solo per un momento. Ogni singola parola mi rappresenta. Per quanto riguarda il sound, invece, crediamo che questi pezzi rappresentino al meglio i nostri tre stati d’animo perenni: incazzati, malinconici ed allo stesso tempo divertiti.

7) Quanto di personale c’è nelle vostre canzoni?
Nelle canzoni c’è tutto di personale, perché è stato fatto tutto secondo ciò che provavamo nel momento in cui lo facevamo. Gli unici punti meno “personali” sono le rivisitazioni di alcune parti dei testi a scopo commerciale, grazie all’aiuto del produttore che ha lavorato insieme a noi su queste canzoni.

8) Siete una band che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?
Siamo una band che si annoia subito suonando sempre le stesse cose e vuole sempre buttar giù cose nuove. Stiamo già lavorando ad altri brani, finora non abbiamo mai trovato grandi difficoltà a trasformare in musica ciò che avevamo da dire e speriamo di pubblicare canzoni nuove quanto prima!

9) Cosa significano per voi improvvisazione e composizione e quali sono, per voi, i loro rispettivi meriti?
L’improvvisazione è parte della composizione, a volte da una semplice jam nasce qualcosa che non avremmo mai pensato. Parte tutto da un giro di accordi e così via, infondo è anche così che sono nate le hit più famose della storia. Per quanto riguarda la composizione, è fondamentale, perché bisogna riflettere sulle cose buttate fuori di getto e cercare di amalgamare bene il tutto e dargli un senso tenendo conto (ahimè) sicuramente anche delle esigenze radiofoniche e commerciali.

10) Che attrezzatura usate per comporre la vostra musica?
Formazione classica, quindi due chitarre, basso e batteria. A volte sperimentiamo aggiungendo qualche tastiera o qualche synth che poi dal vivo replichiamo con le backing tracks, ma nulla di eccessivo.

11) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensate che la musica si sia aperta al mondo?
La musica è sempre stata aperta al mondo. È proprio questo che fa andare avanti quest’arte. La musica non ha limiti e quindi è in continua evoluzione. Basta sapersi reinventare e cercare di arrivare alla gente in un modo o nell’altro.

12) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?
Crediamo che i social siano parte fondamentale per la crescita di un musicista o di un progetto musicale odierno. È fantastico come chiunque, da ogni angolo del pianeta, con due click può ascoltare la musica anche di un artista emergente che magari non ha servizi di booking o uffici stampa che promuovono la sua musica.

13) Cosa ne pensate della Loudness War e dell’intensivo utilizzo della compressione dinamica utilizzata nelle tracce audio?
La loudness war crediamo sia solo uno stupido ed inutile tentativo di ingannare l’ascoltatore medio facendogli percepire un volume più alto e dando così l’impressione di una produzione che suoni meglio rispetto ad una potenziale concorrente oppure una produzione precedente. Personalmente (Andrea) sono estremamente contrario a questo “trucchetto” che a causa dell’intensivo utilizzo della compressione dinamica rischia solo di rovinare il master mandandolo in clip o aggiungendo distorsioni indesiderate.

14) Il ruolo dei cantautori e delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) degli artisti di oggi e come raggiungi questi obiettivi nel vostro lavoro?
Nessuno deve sentirsi in dovere di fare specifiche propagande, o di essere attivisti in qualsiasi modo se non lo si vuole fare. Però, se non altro, rispettiamo chi accosta la propria musica a dei valori importanti o per scopi importanti. E a tal proposito abbiamo affrontato un qualcosa del genere anche noi in una canzone presente all’interno di “Falsi Eroi”; “Mostri”.

16) Come pensate che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio? Non esiste una formula perfetta, ma se non altro è un mix di cose. Bisogna sicuramente stimolare l’ascoltatore con qualcosa di originale, che sia nel sound o nella composizione stessa.

15) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?
Il consiglio che diamo a noi stessi: non mollare mai. Inseguire i propri sogni, lottare per essi, rialzarsi ad ogni porta sbattuta in faccia e soprattutto crederci sempre, qualsiasi cosa accada. Ovviamente lo studio è una cosa fondamentale e che molti sottovalutano, non c’è bisogno sicuramente di essere per forza dei virtuosi per sfondare nel mondo dello spettacolo, ma le basi, la conoscenza del proprio strumento e di ciò che si sta suonando sono cose da sapere.

16) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro vi spaventa? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Diciamo che noi artisti catturiamo dei momenti e li trasformiamo in canzoni, e questa cosa è un po’ come fotografare. Ogni volta che andiamo a suonare o ad ascoltare quel qualcosa, riviviamo sempre quelle emozioni che abbiamo messo dentro. Noi allo stesso tempo siamo una band che guarda al futuro, stiamo portando ovunque il nostro album appena uscito e siamo contentissimi di farlo, ma con la testa stiamo pensando già al prossimo.

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