INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA ROCK BAND THELEGATI

I Thelegati nascono nel 2013 da un’idea di Danilo Di Fiore, Stefano Pelosi e Ciro D’Ambrosio, amici di lunga data che decidono di dar vita ad un progetto in cui poter esprimere se stessi al 100%. L’unico modo per farlo in maniera credibile era ciò che in seguito li avrebbe contraddistinti agli occhi (e alle orecchie) dei più: cantare in napoletano. Dopo una lunga serie di concerti nel vesuviano, dato l’entusiasmo ed i riscontri positivi attorno al progetto, i tre decidono di intraprendere una strada più concreta e di produrre un disco. “Zitto chi sape ‘o juoco” primo LP e compendio di quanto realizzato dalla band fino ad allora, viene pubblicato dall’etichetta napoletana FullHeads, ottenendo un ottimo riscontro in termini di consensi e di concerti. Dopo l’uscita dall’organico del tastierista, presente fino ad allora in line up, i tre decidono di cambiare decisamente direzione, passando dalle contaminazioni tra napoletano e il blues più classico, alle sonorità più abrasive del garage/punk-rock più viscerale, brutali ed immediate, maggiormente in linea con gli ascolti e le inclinazioni attuali della band. Registrano così, autoproducendosi, l’EP “Laceno Lake Session” con la partecipazione di Snail Mobile Studios. Tutto registrato rigorosamente in presa diretta e fissato in un video live all’interno di una residenza privata mediante uno studio mobile. Anche questo progetto permette alla band di proseguire in maniera proficua l’attività concertistica. Vincono svariati concorsi che li portano ad ottenere ottime aperture, come quella ai No Brain No nell’ambito del Woody Groove Festival a Potenza e la vittoria del concorso nazionale indetto dal Pistoia Blues che li porterà sul main stage nel 2019, per aprire il concerto di Eric Gales e Robben Ford. Nel 2020, la band decide di registrare un LP che potesse rappresentare in tutto e per tutto il loro momento creativo, affidandosi a Francesco Giuliano, sound engineer già presente in Laceno Lake Session, presso gli Hive Studios di Terzigno (NA). Il disco è stato registrato su banco analogico con una notevole attenzione a restituire l’impeto e la potenza che caratterizzano le esibizioni dal vivo del trio. Concluse le registrazioni, la band entra in contatto con Urtovox, storica etichetta discografica presente sul mercato da oltre un ventennio, che decide di avviare una collaborazione con la band per promuovere l’album attraverso la diffusione di singoli e video secondo una strategia ragionata ed adeguata.

RINGRAZIAMO LA BAND PARTENOPEA THELEEGATI PER AVERCI CONCESSO QUEST’INTERVISTA

1) Com’è nato il nome della vostra band? Potreste raccontarci anche un po’ la storia della vostra band?
Il nome deriva dall’espressione che un nostro amico rivolse a Ciro il batterista che aveva da poco iniziato a suonare. Gli disse che “STAVA TUTTO LEGATO” in riferimento alle movenze poco eleganti nel mentre suonava. Questa cosa poi è rimasta, e da li LEGATI in senso di rapporto di amicizia, DELEGATI, come delegati del blues…. E così è rimasto il nome. Noi nasciamo in 4, avevamo un pianista, infatti abbiamo iniziato con il blues classico in stile Chicago, sempre cantato in napoletano, ma andare in sala prove era un’occasione per bere e magari mettere anche le mani sugli strumenti. In 4 abbiamo fatto un disco e quando il pianista è andato via, in maniera molto naturale, facendo degli ascolti ci siamo avvicinati a quello che poi è diventato il nostro genere.

2) C’è stato qualche episodio particolare che vi ha fatto sentire il bisogno di scrivere le vostre canzoni? Qual è stato il vostro percorso formativo e che cosa vi ha influenzato di più?
Episodio particolare proprio no. Non avendo particolare vena poetica abbiamo sempre scritto di ciò che ci capitava, della nostra vita di tutti i giorni. L’evoluzione dei brani è quella tipica dei post adolescenti che provano a diventare adulti. Siamo passati dagli scazzi con le ragazze a quelli con i MASTI (titolari di lavoro). Cefrone suona la chitarra da bambino, ma non aveva mai cantato, Pelo era un chitarrista e quando abbiamo iniziato è passato al basso e Ciro praticamente ha iniziato a studiare quando è nato il gruppo. Possiamo dire che ci siamo influenzati l’un l’altro, ma comunque abbiamo dei capisaldi comuni, come lo stoner , tutto ciò che è nato dai Nirvana, ma anche un rock più “datato” come i Led Zeppelin.

3) L’album “Senza Paura” è uscito il 9 dicembre del 2022, potete parlarci di questo lavoro e di quello precedente?
Il lavoro precedente “Laceno Lake session”, è un EP di 4 brani, registrato in 3 giorni, in casa con uno studio mobile, come si faceva una volta, che per noi è stato un ponte tra quello che eravamo e quello che stavamo diventando. Lo abbiamo registrato principalmente per esigenza di avere qualcosa che ci rappresentasse, che facesse capire che non suonavamo più il blues classico. “Senza Paura” invece è un disco che abbiamo fatto con la consapevolezza del nostro suono, di quello che volevamo suonare. Questo non significa che ha un’unica direzione, anzi, crediamo che abbia vare sfaccettature del nostro progetto. Infatti per noi è spesso difficile darci un’etichetta di genere.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione del disco?
Le registrazioni, in totale, saranno durate massimo 10 giorni, con l’estate di mezzo. La scrittura invece è frutto di varie cose raccolte negli anni, forse 4 o 5 anni di appunti, ma anche brani nati un mese prima delle rec.

5) Attualmente, è difficile pubblicare: un disco, un EP, un singolo o un videoclip?
Non sapremmo dire se sia difficile o estremamente facile. Oggi puoi registrarti nella tua stanza e dopo poco essere alla portata di tutti (almeno in teoria). Il mercato è cambiato, sono cambiati i sistemi, ma sappiamo solo dire che una cosa resta: ci vuole la moneta per farlo.

6) Come avete affrontando il precedente stato d’emergenza da virus SARS-CoV-2 e cosa provate per l’attuale abbattimento delle restrizioni?
Diciamo che non siamo il gruppo che dichiara che durante il Covid ha scritto chissà quanto. Ci siamo annoiati come tutti, approfittando di quelle finte ripartenze per suonare tra di noi ed anche qualche concerto. La normalità ci piace di più.

7) Quali sono i vostri pezzi che più vi rappresentano?
Sicuramente tutti. Ma non solo di questo disco. Ogni canzone rappresenta le nostre influenze, i nostri stati d’animo ed un momento particolare della nostra vita. Si parliamo di nostra vita perché poi noi facciamo molto insieme anche al di fuori della musica.

8) Quanto di personale c’è nelle vostre canzoni?
(Già detto sopra)

9) Siete una band che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?
Alterniamo molto. Capita anche che qualcuno arrivi in sala prove con un brano quasi pronto. Altri brani hanno una gestazione più lunga. Ci è capitato anche di terminarli in fase di registrazione.

10) Cosa significano per voi improvvisazione e composizione e quali sono, per voi, i loro rispettivi meriti?
Anche in questo caso le due modalità sono molto bilanciate nel nostro modo di fare musica. Ci piace improvvisare e registrarci in fase di composizione poi ci riascoltiamo e lavoriamo sulle idee che più ci piacciono, incollando anche cose nate in momenti diversi o intercambiando testi che nascono per una strumentale poi finiti su un’altra.

11) Che attrezzatura usate per comporre la vostra musica?
Basso, Chitarra e Batteria, le cose che abbiamo in sala, live e in studio.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi, pensate che la musica si sia aperta al mondo?
Ma noi veniamo dalla terra di Napoli Centrale e Pino Daniele, che al di là delle influenze d’oltre oceano hanno ben pensato di cantare in napoletano quella che era la musica americana e non solo. Non viviamo la contaminazione come una forzatura, è la natura della musica.

13) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?
La tecnologia è un mezzo, è come una chitarra, o un qualsiasi altro strumento musicale, c’è chi ne fa un buon uso , pensato, studiato e chi invece fa solo macelli. I social allo stesso modo possono essere molto importanti per una band ma non devono essere il mezzo principale con il quale esprimersi, quella resta la musica. I social possono aiutare, oltre che nella promozione della musica, anche a stare vicini alla propria fan base, a patto che questa abbia la possibilità di ricevere informazioni reali e non una sorta di Grande Fratello fittizio.

14) Il ruolo dei cantautori e delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) degli artisti di oggi e come raggiungi questi obiettivi nel vostro lavoro?
Premessa a cui teniamo molto: la musica non è il nostro lavoro. Questo ci permetto di essere liberi nelle modalità espressive e nei contenuti. Riguardo questi ultimi è giusto che ogni artista decida se affrontare temi politici o sociali se sono ed esso molto cari e vicini. Noi parliamo di politica a modo nostro, di politiche sociali a modo nostro, parliamo di lavoratori (noi) spesso sottopagati e sfruttati. Non è politica questa?!?

15) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?
Come potremmo mai consigliarlo noi? Noi facciamo musica per necessità di esprimere quello che vivono dei 30 enni nati e vissuti nella provincia di Napoli che stanno portando un po’ della loro musica in giro. EMERGERE per noi significa questo, e per fare questo ci vuole costanza e tanta passione. Se poi per qualcuno EMERGERE significa fare i soldi con la musica, siamo anche noi in attesa di quel consiglio ahahhaha.

16) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro vi spaventa? Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Progetti sicuramente girare un po’ l’Italia per fare ascoltare le nostre cose, fare un po’ di soldi per stampare magari un vinile e a breve registreremo anche qualche altra cosa.

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